Impostazione della dieta
Tratto, in parte, da:
“La Dieta Possibile”, di Carlo Bertoli ed Eleonora Bujatti
Cairo Editore (2007)

 

 

 

Dieta personale, non personalizzata

Spesso gli esperti del settore, forse anche per contrastare l’onda pazza dei sedicenti esperti che formulano diete sconsiderate ma al contempo affascinanti, tendono a dare ai pazienti la sensazione che la dieta debba essere impostata sulla base di chissà quali e quante complicate variabili.

Il sottotesto è che non si possono costruire schemi applicativi preconfezionati, ripetitivi, buoni per più categorie di soggetti. Vero? Falso?

Metà e metà.

Noi, come abbiamo già anticipato, rifiutiamo la retorica del concetto di dieta personalizzata, e preferiamo parlare piuttosto di dieta personale. Non si fanno le diete sulla base delle date di nascita, del colore della pelle o dei segni zodiacali, ma si fanno lavorando su una serie di standard ampiamente ripetitivi, largamente collaudati e quindi di sicuro effetto.
Solo così si può garantire un risultato certo. Se le diete fossero tutte personalizzate, ognuna non sarebbe altro che un ennesimo esperimento. Vi piacerebbe essere considerati delle cavie? Crediamo di no. Meglio dunque affidarsi a standard testati e di validità accertata, meglio non sbagliare.

Quando una dieta è testata, non esistono variazioni metaboliche tali da giustificare un eccessivo margine d’errore. Ergo, se non funziona, è solo perché non è stata applicata come si deve. Questo evidentemente comporta una netta assunzione di responsabilità, tanto da parte di chi la propone, quanto di chi ne dispone.
E assumere una responsabilità non è facile – molto meglio assumere un sottosegretario,diceva qualcuno.

Ma torniamo a ciò che deve risultare «personale»: non i principi di base, ma la stesura finale, lo strumento operativo formulato su misura in base a tutte le esigenze personali di chi vuole sottoporsi alla dieta, la scheda che verrà da lui materialmente presa in mano, corretta, adattata e, infine, utilizzata. [...]

Non si tratta quindi di costruire uno schema perfetto, bensì di offrire una dieta fattibile, a costo di preventivare un minimo margine di errore che, se inevitabile, è comunque meglio condividere.
Non stiamo dicendo che non siamo precisi, ma che siamo concreti e realistici.

Proviamo a spiegarci con un esempio.

C’era una volta un uomo adulto che di mestiere faceva il camionista e aveva dieci chili di troppo, un buon 800 di trigliceridi e 300 di colesterolo. Che tipo di dieta si potrebbe proporre a questo signore?

Risposta A: insalatine scondite e riso in bianco, per il tempo necessario a rimettersi in sesto.

Risposta B: una dieta a base di prodotti da autogrill.

Probabilmente tutti starete pensando che A sia meglio di B.

Invece no, e sapete perché? Perché spesso l’ottimo è nemico del buono, e la dieta, per non portare a un sicuro fallimento, deve essere anzitutto fattibile. Il nostro camionista non deve seguire un sogno nutrizionale, deve rispettare un piano logistico.

Siete d’accordo che convenga allora rinunciare a un minimo di perfezione a vantaggio della praticità, e che così tutto sia più vero nel tempo? State certi che in questo modo il nostro autotrasportatore perderà i suoi dieci chili di troppo e si riassesterà dal punto di vista metabolico.
E, soprattutto, avendo imparato a usare gli alimenti (quelli che gli piacciono e quelli che può concretamente reperire) avrà acquisito un’esperienza valida per il futuro.

 

Teorica perfezione o
compromesso concreto?


Solo il 10% delle persone che cominciano a fare una dieta la porta a termine. Senza dubbio è meglio allora cercare un buon compromesso che rispetti le esigenze della persona, piuttosto che inseguire una dieta teorica che non sarà mai rispettata.

Ma fra tutte le infinite esigenze di chi vuole dimagrire, consce e inconsce, quali vanno accolte? Non certo quelle di mangiare ininterrottamente e di non fare alcuno sforzo, sperando nel frattempo di dimagrire: questo è impossibile. «Nulla si crea e nulla si distrugge», ricordate? Se mangi troppo, il cibo introdotto una fine la deve pur fare e, se si esagera, il suo destino spesso è segnato: si chiama ciccia.

Quali esigenze, allora? Clever Diet® tiene conto dello stile di vita di chi vuole dimagrire, del lavoro che svolge, delle abitudini alimentari sue e della famiglia; asseconda i suoi gusti e, se ne ha, anche le sue piccole manie, perché vuole evitare che la dieta sia troppo privativa e venga percepita come una sofferenza.

Scende sulla terra, rinuncia a dare consigli perfetti ma puramente teorici, smette di sorvolare sul fatto che viviamo in una società industrializzata e non nella campagna dei nostri nonni, che ci nutriamo principalmente con prodotti da supermercato e che spesso siamo costretti a mangiare surgelati, merendine o altri cibi preconfezionati, facili e veloci.

Una dieta ottimale nasce dal compromesso tra ciò che è perfetto dal punto di vista nutrizionale e ciò che chi vi si sottopone è davvero in grado di fare. È la dieta che deve adattarsi alle effettive esigenze di vita dell’individuo, e non viceversa! Sembra una banalità ma non è così, a meno che non fosse banale l’uovo di Colombo.