Il Bianco e
il Nero
... Se il compromesso non paga

Togliersi le scarpe, a volte, fa respirare il cervello

 

 

La fine del Grigio

In una sua canzone, Luciano Ligabue sintetizza efficacemente un comportamento umano assai comune: " ...nasci incendiario, muori pompiere...".
Di solito, infatti, l'età giovanile comporta una scarsa attitudine al compromesso: le cose, quindi, sono bianche o nere, vere o false, belle o brutte, giuste o sbagliate.

Non c'è mai spazio per il grigio
.

Poi, col tempo, con l'educazione e l'esperienza ,si impara a mediare, a considerare l'opportunità o meno di mettersi in gioco per sostenere idee o persone, si creano quindi scale di valori a cui ci si riferisce nel vivere quotidiano.


Questo comportamento, spesso definito come "diventare adulti" ovvero essere in grado di adattarsi alle molteplici situazioni della vita, aiuta certo tra le insidie quotidiane, ma assai spesso allontana dalla realtà. Il grigio è ciò che noi ci costruiamo dentro per giustificarci nel non prendere posizioni scomode, per galleggiare in mezzo al prossimo senza urtarlo ed essere urtati. Spesso però, questo navigare a vista fa perdere di vista la rotta.
Si finisce per accettare ogni cosa, passivamente, raccontando a noi stessi che non soltanto il grigio esiste, ma che è giusto che sia così, pro bono pacis.
Ma, dentro di noi, il bianco ed il nero sono ben distinti e la nostra coscienza riconosce perfettamente il dualismo che costituisce la nostra vera essenza.

E' così che, ad una certa età, se lo vogliamo, possiamo concederci il lusso più grande... un bel giorno, quando meno ce lo aspettiamo, ci viene voglia di toglierci le scarpe e camminare sulla sabbia a piedi nudi, riprendiamo contatto con la realtà e abbiamo una dannata voglia di dire al mondo che può raccontarsi quello che vuole, ma che il grigio non esiste!

Improvvisamente ci riappropriamo dei colori principali, non ci vergogniamo a chiamare le cose con il loro nome, a riconoscere e a far riconoscere il vero dal falso, anche se questo ci può mettere in urto con... ma con chi, poi? Con quelli che del grigio hanno fatto la propria difesa, incapaci di posizioni proprie, con bigotti che si nascondono dietro le convenzioni, con avventurieri che strumentalizzano la pigrizia e l'ignavia degli altri, con coloro che detengono inadeguatamente posizioni di potere facendo dell'ambiguità un'arte...

Io credo che diventare adulti comporti, soprattutto, dei doveri e che questo, in una società che sbandiera ovunque solo diritti, sia il modo più corretto di rapportarsi, anche se certo non il più comodo, con chi ci sta intorno.

Dopo anni di lavoro e di esperienza abbiamo dunque il dovere di esprimerci con semplicità e chiarezza, avendo anche il coraggio di contrastare apertamente chi sparge fumo e, nel nostro campo, non abbiamo che l'imbarazzo della scelta.

Bisogna rendersi conto che parlare chiaro non è andare contro corrente, bensì essere la corrente, e che questo atteggiamento, nel tempo, non può non pagare.

Io ci credo ancora.